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Panoramica a 360° dalla cima dell'Alpe di San Pellegrino


ALPE DI SAN PELLEGRINO (1700 m slm)

Dalla cima dell'Alpe di San Pellegrino si può godere di un vastissimo panorama a 360 gradi, spaziando con lo sguardo attraverso la valle del Dragone verso nord fino a Modena ed oltre, e se la visibilità lo consente persino fino alle Alpi, lungo il crinale spartiacque tra l'Emilia Romagna e la Toscana, e verso sud, sud-ovest fanno bella mostra di sè le Alpi Apuane, in giornate particolarmente limpide la visibilità arriva al mar Tirreno. Foschia densa verso l' Appennino ToscanoSpesso però, data la posizione di barriera alle correnti d'aria provenienti da Toscana e Pianura Padana, il clima tende a variare velocemente portando nuvole accompagnate da forti venti e facili alle precipitazioni, è quindi saggio portarsi appresso indumenti anti-vento ed anti-pioggia durante le escursioni.





Per realizzare la foto panoramica a 360° ho avuto difficoltà soprattutto a trovare un appoggio stabile per il treppiede, perchè per poter cogliere la massima ampiezza di territorio, ho collocato la fotocamera digitale su alcune rocce ripide. Ho effettuato due giri di fotografie: il primo con prevalenza di cielo, il secondo verso il basso, fotografando i prati ed i sentieri ben visibili.
Com'era prevedibile in questo breve arco di tempo le nuvole hanno modificato la luminosità tra la prima e la seconda serie di foto, così da comportare un lavoro maggiore di fotoritocco, oltre alla necessaria "rimozione" di escursionisti sui sentieri. Fortunatamente quella mattina non vi erano gli sportivi che spesso si lanciano dalla vetta col parapendio; sport affascinante e rischioso, ma in quell'occasione avrebbe reso ancora più difficile poter effettuare le fotografie in serie.

Il montaggio delle foto in un unico panorama con l'uso di Photoshop e la seguente suddivisione in ROI ha completato il lavoro fotografico, mentre il riconoscimento delle cime passando dalle foto alla cartina locale del CAI ha comportato diverso tempo. Il risultato è abbastanza buono, anche se mancano alcuni nomi, relativi alle cime delle Alpi Apuane, che mi ripropongo di aggiungere in futuro facendo panoramiche anche sull'Appennino toscano.

Le vie storiche e i sentieri

La via Vandelli
Sentiero Spallanzani
Il sentiero Matilde
La bassa del saltello
La via Bibulca
Il giro del Diavolo
Passo Radici
La strada del Duca o della Duchessa

La via Vandelli

La via Vandelli fu la prima strada "moderna" nell'Europa del 1700. Il Duca di Modena Francesco III volle realizzarla per agevolare il percorso tra Modena e il territorio di Massa, e diede incarico di progettarla all'architetto Vandelli da cui prese il nome; per l'epoca medievale risultò una strada unica nel suo genere. La via "Nuova Estense" di recente costruzione non è che la ristrutturazione della via Vandelli nel suo primo tracciato del 1739 che comprendeva, nel suo percorso iniziale la valle del Secchia; in parte ripercorreva la Via Bibulca, e come avvenne spesso nella storia le strade erano soggette a un continui cambiamenti in cerca di nuovi percorsi, adattandosi al territorio della zona. La via Vandelli era percorsa da grandi masse di fedeli in pellegrinaggio che facevano alcuni tratti sulle ginocchia nel tratto che porta al santuario di San Pellegrino in Alpe.

Sentiero Spallanzani

Sentiero Spallanzani all'arrivo a San Pellegrino in AlpeQuesto sentiero venne dedicato allo scienziato e studioso di botanica Lazzaro Spallanzani, in quanto vi si possono riscontrare tutti i tipi di vegetazione dell'Appennino reggiano (collinare, montano, culminale), da Scandiano fino a San Pellegrino in Alpe, sul crinale reggiano. Il sentiero è segnato dai segni bianchi e rossi del CAI, non presenta particolari difficoltà tecniche, è praticabile anche da escursionisti non esperti e si presta bene al trekking a cavallo.Sentiero percorribile a cavallo a San pellegrino in Alpe




Il percorso, lungo 115 km, viene percorso di solito a tappe, per lo più sette, per un totale di circa 35 h di cammino.



Il sentiero Matilde

Il sentiero Matilde segue la stradina asfaltata che parte da Gazzano e raggiunge il borgo Le Pere Storte, prosegue scendendo in mezzo al bosco fino al Rio di Mezzo; un tempo era l'antica strada comunale che collegava Fontanaluccia e Le Pere Storte, passando per Case Farioli, una piccola borgata poco lontana da Fontanaluccia. Proseguendo si giunge alla strada provinciale 35 e si raggiunge la chiesa di Fontanaluccia per mezzo di un ripido stradello lastricato.
Proseguendo tra ampi prati, e fitti boschi di faggio misti a castagneti, la carreggiata sale ripidamente portandosi a sinistra su un sentiero stretto, che porta sulle pendici del Monte Roncadello, attraversa il Rio Grande del Fossore, e giunge fino a un'abetaia artificiale.
Dopo circa cento metri si devia a sinistra iniziando a salire sulla cima del Monte Roncadello, ed oltrepassandolo, si scende lungo il percorso entrando nel Parco del Frignano per poi scendere sulla mulattiera che conduce al Colle del Morto. Qui il percorso incrocia sia la strada che collega Piandelagotti a San Geminiano, sia il sentiero Via Bibulca (che da questo punto fino a S. Geminiano, coincide con il Sentiero Matilde, poi devia nelle prossimità del rifugio Prati Fiorentini, presso il centro per lo sci di fondo. Passando la chiesetta di San Geminiano si tiene la destra, e proseguendo sulla larga ghiaiata che prosegue in direzione del Passo delle Forbici e del Monte Giovarello, dopo cento metri, verso sinistra, si sale verso il Passo delle Radici,San Pellegrino in Alpe si segue per alcuni metri la strada asfaltata che conduce a San Pellegrino, e si riprende sulla destra il sentiero, a fianco dello skilift, e si arriva dopo un tratto molto bello e panoramico sulle valli toscane, a San Pellegrino in Alpe (quest'ultimo tratto è comune con la Via Bibulca e il sentiero Spallanzani).








La bassa del saltello

Esempio di taglio e trasporto di legname con trttori e strumenti adeguati.Si trova sulla strada da S. Anna Pelago, via G.E.A., nel comune di Pievepelago, a 4 km dal Passo delle Radici.
Il sentiero che porta alla Bassa del Saltello e poi al Giro del Diavolo è in mezzo a un'immensa faggeta. Tra cespugli di mirtillo, genziane e non-ti-scordar-di-me, vi sono diversi abeti, piantati per il rimboschimento di questa zona, dove il commercio di legname è una fonte di sostegno economico.




La via Bibulca

Sentieri segnati con tempi di percorrenzaLa via Bibulca venne realizzata attorno all'anno Mille, e fu molto usata fino al XVI secolo come via di attraversamento fra la provincia di Modena e la Toscana. Il percorso fu ripreso nell'anno 1738 dal progetto originale della strada ducale, abbandonato poi dal Vandelli, il quale preferì invece il sentiero sul crinale. La via faceva parte di un itinerario molto più lungo, che collegava Lucca alle terre di Canossa. La via Bibulca era chiamata con questo nome perché era abbastanza larga da permettere il passaggio di un carro tirato da una coppia di buoi affiancati,il che costituiva una misura eccezionale per il periodo medioevale. Questa strada risaliva le valli del Dolo e del Dragone fino al Passo delle Radici, mettendo in comunicazione il territorio Modenese con la Garfagnana ed era necessario pagare un cospicuo pedaggio per percorrerla; erano gli abati di Frassinoro ad affermare e conservare il loro diritto a riscuoterlo e fino al Settecento inoltrato la strada conservò una grande importanza commerciale.

Il giro del Diavolo

Giro del Diavolo, località famosa per la leggenda narrata riguardo alla vita di San PellegrinoNon lontano da San Pellegrino in Alpe, accanto al sentiero 00 sul crinale, troviamo una località chiamata Giro del diavolo: esiste una leggenda sul diavolo che, irritato dalla presenza in quei luoghi di San Pellegrino e dalla sua resistenza alle continue tentazioni, arrivò a schiaffeggiarlo facendolo ruotare tre volte su se stesso. In quel luogo ora ci sono cumuli di sassi, che venivano portati lì dai pellegrini sulle spalle con grande fatica per espiare i loro peccati, e più grave era il peccato, più pesante doveva essere il sasso.
I pellegrini si caricavano di una pietra e la portavano in spalla fino al luogo della tentazione, lo percorrevano in tondo 3 volte, e poi ve lo lasciavano cadere.



Passo Radici



Passo delle RadiciIl Passo rappresenta il punto di confine tra la provincia di Lucca (Toscana) e quella di Modena (Emilia), e si trova a 1520 metri slm. Vicino al Passo delle Radici vi è la sorgente del torrente Dragone il cui nome è dovuto al fragoroso rumore delle sue acque, associato dalla fantasia popolare a un animale mostruoso che si racconta popolasse la Selva Romanesca.
Vicino alla Foce delle Radici c'è una zona chiamata "imbrancamento", questo nome deriva dal raduno delle greggi in un unico "branco" che i pastori facevano in quel punto.








La strada del Duca o della Duchessa

Il sentiero 00 sul crinale della catena dell'imbrancamento tra le provincie di Modena e Lucca, fotografato dal monte SpicchioQuesta strada congiunge Faidello (MO) con Tereglio (LU), in Garfagnana ed ha avuto origine nel 1819 dalla duchessa Maria Luisa di Borbone e Francesco IV, duca di Modena, che si accordarono per collegare tra loro gli stati di Lucca e Modena evitando di percorrere il territorio del Granducato toscano. I lavori terminarono in pochi anni (1824) ma la manutenzione molto costosa e la concorrenza di percorsi migliori fecero abbandonare in poco tempo questa "via della Duchessa" . La leggenda narra dell'occasione che rappresentò la costruzione di questa strada per gli incontri fra i due sovrani che erano promessi sposi. In uno di questi incontri si dice che la duchessa, avendo scoperto solo allora che il duca aveva i capelli bianchi, abbia esclamato: "Ai monti nevica", e il duca, oltremodo indispettito, le avrebbe risposto: "Se ai monti nevica, è bene che le vacche tornino al piano".

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